Badante in nero ha diritto alla ferie e tredicesima?

Tredicesima ferie e badante, anche se in nero c’è la soluzione

Si parla di tredicesima per intendere una sorta di stipendio in più, aggiuntivo, che va a qualunque laboratorio dipendente. Lo merita sia chi ha un contratto a tempo indeterminato che uno a tempo determinato, sia chi ha un contratto part time che un contratto full time.

In realtà spetta anche a chi non ha un contratto. Nel caso dei lavoratori domestici, la tredicesima si verso in quote.

Ma cosa succede se il datore di lavoro non la versa? A quanto ammonta la tredicesima?

Come si recupera la tredicesima spettante

Come per ogni altro lavoratore, anche la badante merita la tredicesima. Per questa categoria essa è pari ad una mensilità aggiuntiva che si paga a dicembre: ogni mese il datore deve accantonare un dodicesimo dello stipendio per arrivare a fine anno con una somma pari allo stipendio normale.

Quindi se una colf ha uno stipendio di 800 euro al mese, matura circa 66,66 euro al mese di tredicesima. Se hai lavorato 10 mesi prenderai 66,66×10, se hai lavorato 5 mesi prenderai 66,66×5. Ma cosa accade se ci si ritrova davanti un lavoratore nero?

Quando un datore di lavoro non dà al suo dipendente la tredicesima anche se gli spetta, allora è il lavoratore domestico che si deve attivare affinché possa far valere i suoi diritti.

Questo vuol dire che al datore di lavoro va inviato un sollecito, meglio se per posta raccomandata con ricevuta di ritorno o tramite Posta Elettronica Certificata.

Le strade che si aprono nel caso il datore si rifiuti di versare la gratifica natalizia e ferie al lavoratore domestico

Se il datore di lavoro non adempie ai suoi obblighi, consigliamo al lavoratore domestico di specificare nella lettera di sollecito tutti i mesi di lavoro nero prestato al suo servizio. Ovviamente è il dipendente a dover avere nelle mani prove di aver prestato servizio anche senza regolare contratto.

Aspetto questo non difficile da provare come si può pensare, in particolare quando si assiste una persona anziana che non sia autosufficiente. È poco probabile infatti che un anziano che versi in critiche condizioni abbia potuto vivere senza assistenza fino a quel momento.

Di contro sarà poi il datore di lavoro ad avere nelle mani la patata bollente di dimostrare di non aver mai avuto una badante senza contratto ma di essersi occupati in prima persona della persona che versa in stati di necessità.

Ovviamente questo meccanismo si innesca laddove il datore di lavoro non dovesse rispondere al sollecito che gli è stato inviato e si mantiene fermo sulla sua posizione di non voler versare la tredicesima.

In questo caso il dipendente avrà la possibile di avviare una vertenza sindacale e/o di chiamare in causa l’Ispettorato del Lavoro. Qualora venga esperita tale ipotesi, allora si arriverà quasi sicuramente ad una conciliazione.

Nel caso in cui nemmeno l’accordo dovesse andare a buon fine, si può richiedere un decreto ingiuntivo ad un Giudice del Lavoro che ordina al datore di lavoro di pagare. Frattanto il mancato versamento della tredicesima, può spingere la badante a dimettersi per giusta causa.

In tal modo avrà la possibilità di accedere alla NASPI, presentando una richiesta di disoccupazione all’Inps. A tal proposito si ricorda che il lasso di tempo massimo dato alla badante per fare richiesta della tredicesima non pagata è di tre anni.

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