Costi permesso di soggiorno 2016

Permesso di soggiorno, il governo alza il prezzo

Da maggio 2016 il costo del nuovo permesso di soggiorno elettronico è salito da 27,50 euro a 30,46 cifra alla quale va aggiunto il resto delle tasse di soggiorno. I sindacati annunciano battaglia

Maggio si è aperto con una cattiva notizia per gli immigrati che presentano domanda di permesso di soggiorno: infatti il governo guidato dal premier Renzi ha deliberato un piccolo ma sostanzioso aumento di prezzo per il titolo di soggiorno.

I nuovi importi del permesso di soggiorno

Il costo del nuovo permesso di soggiorno elettronico, che viene rilasciato in tutta Italia dallo scorso autunno, è stato aumentato a 24,56 euro, cifra alla quale bisogna aggiungere l’Iva e 50 centesimi di commissione fissa a Poste Italiane per un totale di 30,46 euro, ossia quasi 3 euro in più rispetto ai 27,50 euro che venivano pagati fino all’introduzione della nuova norma.

Inoltre restano in vigore le tariffe per il rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno scaduto, che va da 80 a 200 euro a seconda della durata del documento.

Quindi si va da un minimo di 110,46 euro per i permessi validi fino a un anno, a 130,46 per quelli da un anno a due anni e a 230,46 euro per quelli superiori a due anni, come la carta di soggiorno e quelli riservati ai dirigenti d’azienda.

Inoltre vanno aggiunti altri 30 euro che si pagano a Poste Italiane per il servizio di spedizione via assicurata del kit con la domanda di rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno e altri 16 euro di marca da bollo.

Disattesa la sentenza della Corte di Giustizia UE

Un esborso pesante per gli immigrati, soprattutto considerando la pronuncia della Corte di Giustizia Europea che lo scorso autunno aveva bollato come sproporzionato e in grado da ostacolare i diritti dei cittadini stranieri in Italia il costo dei permessi.

sentenza UE giustizia permessi di soggiorno

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Lo aveva fatto accogliendo un ricorso presentato da Inca e Cgil, e il governo avrebbe dovuto attenersi a questa sentenza abbassando l’importo del contributo mentre in realtà non ha fatto nulla nonostante in Parlamento i dibattito resti aperto.

Ecco perché il sindacato e il patronato promettono ancora battaglia definendola un’operazione priva di pudore, buona solo per fare cassa ai danni di chi comunque già contribuisce ai conti dello Stato pagando le tasse: “Siamo alla presa in giro nei confronti degli stranieri già chiamati a versare somme ingenti per poi richiederne subito dopo la restituzione sulla base della Sentenza della Corte di Giustizia Europea il cui giudizio è vincolante per lo Stato”.

E intanto hanno avviato la campagna per ricevere le domande di rimborso invitando i lavoratori stranieri e le loro famiglie nei loro uffici per ottenere la restituzione di quanto versato da gennaio 2012, quando entrò in vigore il decreto sull’ulteriore contributo.

avvocati studio legale Imperia Sanremo

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Una risposta

  1. ottobre 14, 2016

    […] disapplicazione degli articoli del decreto ministeriale DM 6 ottobre 2011, relativi al contributo sul permesso di soggiorno, non solo comportano il diritto al rimborso da parte dei cittadini stranieri che nel passato lo […]

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