Diritti negati delle badanti, come recuperare i soldi

Diritti negati alla badante, cosa si può recuperare delle somme dovute dal datore

Vertenze legale badante, ecco come procedere

Molti datori di lavoro credono che avere una badante li esenti da obblighi nei riguardi della dipendente. In realtà pur non commettendo alcun reato, non provvedere al riconoscimento di tutti i diritti del lavoratore domestico potrebbe comportare un conto molto salato al datore di lavoro.

La colf o in generale la lavoratrice domestica non può dimenticare infatti quello che le spetta per legge.

Stipendi, buonuscita e contributi: diritti per la badante

Che abbia prestato lavoro in nero o con regolare contratto, una badante può richiedere alla fine del rapporto di lavoro, contributi, gli straordinari, TFR o buonuscita al suo datore di lavoro.

Può farlo sia con una regolare richiesta bonaria, sia minacciando l’ex datore di una denuncia per irregolarità del rapporto di lavoro mai sanato.

Definizione bonaria della controversia o contenzioso ?

L’attività lavorativa, pur non regolarizzata (lavoro domestico in nero), è ugualmente valida ed efficace e va retribuita secondo le regole fissate dal CCNL di categoria. Nella migliore delle ipotesi, ci si accorda per una definizione bonaria della controversia, altrimenti si finisce inevitabilmente davanti al giudice del tribunale del lavoro.

Secondo la recente giurisprudenza, chi fa delle accuse è avvia una causa ha poi l’onere di dimostrare che quanto asserito corrisponda a vero.

Onere della prova a carico della Badante

Nel momento in cui la badante che ha lavorato in nero avvia una vertenza verso l’ex datore di lavoro, avanzando pretesa di riconoscimento dei diritti che le sono stati negati durante il rapporto di lavoro, deve poi provare su basi certe che il rapporto di lavoro sia davvero esistito.

Possono andare bene tutte le tipologie di prova, dalle testimonianze ai filmati fatti con il cellulare. Dopo aver confermato con delle prove di aver prestato servizio, anche se in nero, il datore di lavoro deve dal suo canto dimostrare di aver pagato regolarmente lo stipendio alla sua dipendente.

Il problema in questo caso sorge nel caso in cui non ci sia traccia dello stipendio perché versato in contanti: anche se si tratta di una bugia, insomma, la badante può chiedere addirittura tutti gli stipendi, asserendo di non aver ricevuto mai nulla.

Il datore di lavoro dovrà a tal punto difendersi, cercando di dimostrare che la badante ha già avuto quanto invece sta richiedendo in sede giudiziale.

Se la colf è stata pagata in contante?

In questo caso sono poche le possibilità di contrastare le richieste e quasi sicuramente dovrà nuovamente versare le somme richieste alla lavoratrice domestica.

Oltre a versare gli stipendi, il datore di lavoro sarà tenuto anche a pagare ogni altra somma che è prevista dal CCNL del lavoro domestico. Anche se ha prestato lavoro nero, è diritto della bandate ricevere una retribuzione con la contribuzione in base ai minimi tabellari del CCNL.

In tal caso la badante può chiedere, la differenza tra la retribuzione versata e dimostrabile e quella invece prevista dal CCNL. Potrà ulteriormente richiedere anche la percezione di somme di denaro per lavori straordinario, i permessi non goduti, la malattia, le festività retribuite, tutti i contributi previdenziali e il Tfr.

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    Una risposta

    1. badante stanca e senza festività ha detto:

      sono una badante h 24 ma sono in regola per 8 ore settimanali a tempo indeterminato. Sono 4 mesi che lavoro senza usufruire di festività mi è stato pagato solo il giorno di ferragosto non usufruisco se non raramente delle due ore di riposo al giorno e sono libera dal sabato alle 9 sino alle 15 della domenica. sono stanca cosa posso fare

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