Forza Italia contraria al Ius Culturae senza effettiva integrazione

Nel corso della giornata odierna è proseguito nella Commissione Affari Costituzionali l’analisi della nuova Legge sulla Cittadinanza Italiana, già approvata alla Camera e ora al vaglio del Senato: i senatori Razzi, Ceroni, Marin e Floris, tutti appartenenti alle opposizioni Forza Italia – Partito della Libertà, hanno espresso le ragioni in base alle quali sarebbe opportuno, anche alla luce delle recenti minacce di stampo terroristico e della pressante crisi migratoria, rivedere l’impianto modificativo della legge 5 febbraio 1992, n. 91 finora approvato.

Razzi (FI) La famiglia fondamentale nel processo di integrazione dei minori stranieri

Nello specifico il senatore Razzi ha espresso non pochi dubbi sull’attuale modifica della Legge sulla Cittadinanza, invitando la maggioranza a riflettere sul fatto che la famiglia, e non la scuola, è “il nucleo primario di socializzazione dell’individuo e di trasmissione del complesso di valori e principi connessi al concetto di cittadinanza”.

Permettere di acquisire la cittadinanza italiana a quei minori che solamente frequentano un ciclo di studi in Italia, e i cui genitori non sono italiani e magari neppure sono interessati a stabilirsi in Italia, non significa che quegli stessi minori che per mezzo di questa modifica normativa acquisiranno la cittadinanza italiana si sentiranno poi davvero italiani, accettandone relative tradizioni e valori.

Anzi, chiarisce Razzi, in questo modo “si potrebbe avviare un processo di profonda trasformazione della società, con conseguenze irreversibili”.

Il Senatore Razzi, dal canto suo non nega vi sia l’esigenza di valorizzare maggiormente le varie componenti presenti nella società per mezzo di intervento legislativo di modifica della legislazione attuale in tema di cittadinanza, ma invita la maggioranza a voler riflettere sulla possibilità di “subordinare l’acquisizione della cittadinanza al completamento di più cicli scolastici e non solo quello della scuola primaria. – ha detto – Solo in questo modo, infatti, il bambino potrebbe maturare progressivamente un senso di appartenenza alla comunità in cui è inserito”.

Ceroni (FI) Fondamentale condivisione dei principi e valori culturali per essere cittadini italiani

Anche il Senatore Ceroni ha messo in guardia la maggioranza sul rischio di estendere in modo automatico e indiscriminato la cittadinanza a stranieri che non sono integrati nel tessuto sociale italiano.

Prendendo come esempio proprio i recenti attentati di matrice islamica del 13 novembre 2015 avvenuti a Parigi, ha segnalato come “i responsabili erano cittadini francesi di seconda o terza generazione, i quali però avevano conservato stili di vita e ideologie totalmente distanti da quelli occidentali, nonostante le possibilità di integrazione offerte dalla società francese”.

Essere cittadini italiani vuol dire, prima di tutto, condividere “un sistema di principi e valori culturali, a partire dalla sacralità della vita e dalla parità tra uomo e donna, che può essere acquisito solo al termine di un processo di integrazione”.

Per questo argomenta che la frequentazione di un solo ciclo di studi per l’attribuzione automatica della cittadinanza italiana, come l’attuale modifica alla legge sulla cittadinanza prevede, non è sufficiente per garantire la condivisione da parte del minore straniero dei valori culturali e sociali italiani.

Marin (FI) Necessario introdurre meccanismi per l’effettiva integrazione

Il senatore Marin, invece, sottolinea come, con l’introduzione del nuovo meccanismo di acquisizione della cittadinanza attraverso il principio dello ius soli e dello ius culturae, si rischi di creare “profondi e irreversibili contrasti nella società italiana, come del resto il provvedimento sulle unioni civili” sta creando proprio in questi giorni.

Propone, in luogo delle modifiche presentate, di “prevedere efficaci meccanismi di integrazione sociale, come quello introdotto recentemente, anche con il consenso di Forza Italia, riguardante i minori stranieri ammessi in società sportive appartenenti alle federazioni nazionali”.

Floris (FI) Il welfare non è in grado di reggere i nuovi cittadini italiani

Infine il senatore Floris ha invitato la maggioranza ad approfondire l’impatto che le modifiche legislative presentate produrrebbero sia “sotto il profilo economico, sia sotto il profilo della sicurezza”. “Secondo le stime della fondazione Leone Moressa”, ha illustrato il senatore, se la riforma della legge sulla cittadinanza italiana venisse approvata al Senato così come è ora, “vi sarebbe un incremento di 800.000 italiani nell’immediato, nonché oltre 50.000 naturalizzazioni all’anno”.

L’Italia, dopo un periodo di recessione come quello attuale, non dispone delle risorse economiche per garantire a tali nuovi cittadini italiani, nonché ai loro familiari, l’accesso al sistema di welfare nazionale. Oltre a questo dato, anche il senatore Floris segnala come non sia automatico il fatto che le seconde e terze generazioni di immigrati accettino di integrarsi nella società in cui vivono nonché accettino relativi valori e stili di vita.

Anch’egli, concludendo il proprio intervento, “auspica una riflessione più approfondita, volta all’individuazione di un percorso di reale integrazione, basata sul rispetto delle leggi e sulla condivisione di un patrimonio di valori comune”.

Approfondimento : Senato – Cittadinanza discussione 26 gennaio 2016

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