Furbetti del cartellino, assoluzione perchè il fatto non sussiste

Assoluzione dei furbetti del cartellino al tribunale di Imperia

Si avvicina Sanremo 2020 ed è impossibile non ricordare un curioso incidente capitato quattro anni fa durante il Festival: il vigile urbano che, vestito in mutande, timbra il cartellino di presenza per poi tornare tranquillamente a casa, un comportamento assenteista che ha coinvolto diversi addetti ai lavori dell’evento musicale.

L’evento, ripreso dalle telecamere, è finito al centro di un’inchiesta che ha coinvolto anche altre nove persone, indagate dalla Guardia di Finanza per truffa ai danni dello Stato.

Furbetti del cartellino, il fatto non sussiste

I “Furbetti del cartellino“, come sono stati vivacemente soprannominati, sono stati scagionati dal giudice per l’udienza preliminare Paolo Luppi, che concludendo il processo con rito abbreviato ha affermato che “il fatto non sussiste” (quando il fatto di reato addebitato nell’imputazione non trova conforto nelle risultanze processuali).

Una conclusione a sorpresa per una vicenda che ha tenuto col fiato sospeso chi è appassionato di gossip, TV e ovviamente del Festival di Sanremo.

Il vigile, Alberto Muraglia, è diventato simbolo dell’inchiesta che suo malgrado l’ha portato al centro delle cronache pur essendo innocente secondo l’avvocato Alessandro Moroni, che ha vagliato i filmati concludendo l’assenza della fattispecie di reato: il funzionario, che era custode del vicino mercato ortofrutticolo, a volte semplicemente dimenticava di timbrare dopo aver aperto i cancelli e tornava alla timbratrice mentre si era spogliato degli abiti da vigile: da questa leggerezza è nato l’intero equivoco.

In precedenza: ‘furbetti del cartellino’ perdono il posto e anche il ricorso in tribunale

Il giudice del lavoro del tribunale di Imperia ha dato ragione al Comune di Sanremo bocciando la richiesta di annullamento del licenziamento di uno dei dipendenti ‘furbetti’

A fine 2015 aveva fatto molto scalpore la vicenda dei ‘furbetti del cartellino’ al Comune di Sanremo e ora arriva una sentenza che scrive un altro capitolo importante.

Il giudice del lavoro Enrica Drago, del tribunale di Imperia, ha respinto infatti la richiesta di annullamento del licenziamento presentata dagli avvocati di Maurizio Bolla, uno dei 32 dipendenti coinvolti nell’inchiesta portata avanti dalla Guardia di finanza e che ha fatto piazza pulita nella sede del Comune Sanremese.

Bolla, dipendente che lavorava all’ufficio notifiche, non potrà riprendere il suo posto di lavoro e dovrà anche accollarsi il pagamento delle spese giudiziarie, pari a 3.713 euro, anche se entro 30 giorni potrà presentare ricorso.

Una sentenza importante perché ci sono almeno altri tre ex dipendenti del Comune di Sanremo che hanno presentato ricorso contro il provvedimento del licenziamento anche se i loro casi devono arrivare a sentenza.

La linea difensiva degli avvocati che si occupano dei loro casi ha cercato anche di coinvolgere Concetta Orlando, segretario generale e dirigente del personale in Comune, quindi anche alla guida dell’Ufficio per i procedimenti disciplinari.

Un ruolo che secondo i legali non sarebbe compatibile, ma che invece è stato riconosciuto come legittimo dal giudice Drago in base alla legge 190/2012 che non vieta la sovrapposizione dei due ruoli.

Inoltre il giudice ha rilevato come l’inchiesta non sia nata in Comune ma in base ad un’autorizzazione della Procura che ha incaricato la Guardia di Finanza e il controllo sui dipendenti “non aveva ad oggetto l’esercizio delle prestazioni lavorative in quanto tali, ma la verifica dell’uso fraudolento dei sistemi di rilevamento della presenza, e quindi la violazione di obblighi extracontrattuali penalmente rilevante”.

È stata anche respinta la tesi dell’inutilizzabilità della documentazione raccolta nel corso dell’indagine perché l’amministrazione comunale non avrebbe potuto disporre i controlli grazie alle telecamere utilizzando un soggetto esterno.

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