La badante ha diritto di restare in casa dopo la morte dell’anziano ?

Casa e badanti: entro quanto queste ultime devono lasciare l’abitazione

Capita spesso che una persona anziana abbia bisogno di assistenza giorno e notte. Il che spinge i familiari ad assumere una badante che viva con l’anziano per aiutarlo ogniqualvolta ne abbia bisogno.

Cosa succede però a morte della persona assistita?

Molte famiglie si chiedono entro quanto tempo, per legge, le badanti possano lasciare casa. Il fatto è che al di là delle norme in vigore, c’è un grande problema dietro questo quesito, ovvero il fatto che una persona si ritrovi dall’oggi al domani senza un tetto sopra la testa.

Spesso infatti le badanti assunte, soprattutto straniere senza arte né parte qui in Italia, si affidano a 360 gradi al lavoro a tempo pieno che svolgono nella casa dell’anziano. Assistendolo giorno e notte, la casa del datore diventa la loro casa.

Rappresentano una garanzia per i familiari delle persone assistite ma, data la situazione e l’età, è facile che la vita di queste persone giunga al termine. Solo che nessuno pensa realmente a questo problema, e quando si presenta ci si ritrova davanti un vero e proprio dramma.

Il diritto delle badanti conviventi: il contratto di lavoro e CCNL

Nel momento in cui la persona assistita 24 ore al giorno dovesse venire a mancare, viene meno il cosiddetto oggetto contrattuale. Questo vuol dire, in altri termini, che cessa anche il diritto di restare in quella casa.

Il problema, come del resto già anticipato è che non sempre la lavoratrice in questione ha già un altro tetto, pertanto, se c’è comprensione tra le due parti, si darà del tempo affinché la badante riesca a trovare un’altra casa in cui stabilirsi.

A fare il punto della situazione è comunque il contratto. Per non lasciare in balia delle onde, ma anche per evitare che la badante approfitti della troppa bontà dei parenti della persona deceduta, basta riprendere il contratto di lavoro firmato e analizzarlo nel dettaglio.

Questo in quanto all’interno del documento di assunzione è indicata la durata del preavviso, ossia quant’è il tempo che la badante ha a disposizione per lasciare la casa o per restare nell’abitazione.

Alcuni vincoli precisi del CCNL lavoro domestico articolo 40

Se il contratto di lavoro domestico non prevede nulla di pattuito sul punto allora entrerà in gioco il CCNL domestici 2020.

Gli eredi del datore di lavoro domestico dovranno comunicare il licenziamento per avvenuto decesso dell’assitito.

Articolo 40 comma 7 CCNL domestico: In caso di morte del datore di lavoro il rapporto può essere risolto con il rispetto dei termini di preavviso indicati nel presente articolo.

Termini di preavviso articolo 40 comma 1 CCNL lavoro domestico

Per i rapporti non inferiori a 25 ore settimanali: fino a 5 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 15 giorni di calendario; oltre i 5 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 30 giorni di calendario.

Per i rapporti inferiori alle 25 ore settimanali: fino a 2 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 8 giorni di calendario; oltre i 2 anni di anzianità presso lo stesso datore di lavoro: 15 giorni di calendario.

Per i portieri privati, custodi di villa ed altri dipendenti che usufruiscono con la famiglia di alloggio indipendente di proprietà del datore di lavoro, e/o messo a disposizione dal medesimo, il preavviso è di 30 giorni di calendario, sino ad un anno di anzianità, 60 giorni di calendario per anzianità superiore.

Quindi in generale per le badanti che hanno maturato fini a 5 anni di anzianità di servizio, il preavviso è di 15 giorni: se hanno prestato servizio presso lo stesso datore di lavoro da oltre 5 anni, il preavviso può pure sfiorare i 30 giorni.

La regola è di poco diversa per il lavoratore domestico, laddove intende portiere o custode. In questo caso, se il dipendente ha diritto all’alloggio per sé e per la sua famiglia in cui siano anche dei minori, il tempo concesso, reso alla persona per trovare un’altra sistemazione, può raggiungere anche i 60 giorni.

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