Colf e badante in nero, i rischi di una vertenza

Colf in nero: ecco come comportarsi

Ormai è un dato risaputo che il lavoro in nero sia talmente frequente, quanto irregolare, da battere anche i severi controlli della legge.

Sulla base di una “stretta di mano” un soggetto presta servizio ad un altro in cambio di un compenso, come avviene ad esempio nel lavoro domestico.

Le colf lavorano quasi sempre senza una busta paga (anche su loro espressa richiesta), vengono remunerate ad ore in base alla “piazza” anziché rispettando le norme di settore.

Non esistono ferie, né contributi, men che meno permessi.

Avere una colf in nero tuttavia potrebbe diventare un’arma a doppio taglio sul piano legale, soprattutto per il datore di lavoro.

Il pericolo del lavoro in nero: cosa rischia il datore quando si conclude il rapporto

Un lavoratore domestico in nero ha tutto il diritto di avanzare richiesta al datore di lavoro in caso di “risoluzione” del rapporto di lavoro.

Come prima cosa la colf può trascinare in tribunale il datore, per chiedergli il versamento delle retribuzioni arretrate, per cui non esista la dimostrazione del pagamento (la qual cosa vale soprattutto per chi ha pagato in contanti e senza richiedere ricevuta).

Per cui al “capo” spetta di dimostrare il contrario, fornendo la prova del versamento delle somme dovute, magari valendosi anche di un testimone.

Al di là delle somme dovute arretrate, il dipendente domestico può anche avanzare presenta di contributi di previdenza: un vero e proprio problema in caso di lavoro nero, in quanto in assenza di segnalazioni INPS non sono mai state versate le somme dovute.

Infortuni, permessi e ferie

La legge italiana quando si tratta di tutela del lavoro dipendente, mette in chiaro molti elementi a favore del collaboratore.

Ovviamente in tal caso ,trattandosi di lavoro nero la situazione è del tutto differente.

Prendiamo ad esempio il caso ipotetico di infortunio sul lavoro.

In assenza di un regolare contratto, esso non è coperto dall’INAIL, per cui sarà il datore a pagare personalmente il danno subito dalla colf. E non parliamo mica di qualche centinaio di euro.

Discorso similare in termini di diritti e doveri vale per i permessi, le ferie, gli straordinari e tutto ciò di cui la domestica dichiarerà di non aver beneficiato, costringendo il datore a rimetterci di tasca sua.

La colf e badante in nero, i rischi di una vertenza
La colf e badante in nero, i rischi di una vertenza

È chiaro quindi il rischio grande che si corre con un rapporto di lavoro nero, quando non essendoci alcuna precauzione scritta è il datore a rischiare su tutti i fronti.

Magari una volta bastava la parola o la stretta di mano: oggi invece quasi tutti colgono l’occasione di arricchirsi sulle spalle altrui “dimenticando” di aver accettato la situazione sin dall’inizio.

La legge sarà a favore della colf, la quale potrà pretendere ciò che l’ordinamento le riconosce.

Le quietanze di pagamento

Quando paghiamo la domestica, soprattutto se in nero, meglio chiederle di firmare una quietanza di pagamento.

Non può essere certo questa una prova che esime il datore a non pagare il risarcimento che il dipendente non in regola avanza, ma almeno aiuterà a limitare i possibili danni, così da non pagare le medesime somme più di una volta.

All’interno della quietanza si suggerisce di scrivere la data in cui la somma viene versata e il riferimento alla prestazione lavorativa.

Questo documento va fatto firmare anche al termine di un rapporto di lavoro includendo anche la dicitura per cui la colf dichiara di non avere nulla a che pretendere ritenendosi soddisfatta.

Almeno in questo caso, qualora dovesse avanzare richiesta del pagamento dei contributi previdenziali, sarà possibile dimostrare di averle regolarmente pagato lo stipendio.

Infine ricordiamo che quando abbiamo a che fare con soggetti stranieri senza regolare permesso di soggiorno, l’ordinamento italiano diviene ancora più rigido e severo.

In tal caso infatti si passa dalle mere sanzioni amministrative a quelle penali, di gran lunga più gravi.

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