Pagamenti e prelievi in contanti, quali sono i limiti ?

Nuovi limiti per pagamenti e prelievi in contanti

Dopo la legge 208/2015 che ha aumentato il limite di denaro in contanti da usare nei pagamenti, ora la Legge di stabilità ha fissato tutti i paletti per queste somme

Da un anno a questa parte in Italia è stato posto un tetto ai contanti, sia quelli utilizzati per i pagamenti che quelli da versare o prelevare in banca. Ma nel frattempo è cambiato qualcosa oppure quei limiti sussistono ancora ? Lo chiarisce definitivamente una guida vademecum pubblicata dall’agenzia Adnkronos.

La legge di riferimento per i contanti nel nostro Paese rimane la 208/2015 secondo la quale il limite di denaro in contanti che può essere utilizzato per eseguire le transazioni è stato aumentato da 1.000 a 3.000 euro.

Invece non esistono limiti alle somme che possono essere prelevate o versate da un cliente presso un istituto di credito, ma il tetto di 3.000 euro sussiste per quello che riguarda le operazioni consentite verso un soggetto terzo, visto che in quel caso sarebbe necessario usare forme di pagamento come il bonifico o la carta di credito, qualsiasi cosa quindi sia tracciabile.

L’ultima modifica è nella Legge di stabilità 2016 che ha fissato il divieto di trasferimento di denaro contante, oltre che di libretti di deposito bancari o postali al portatore oppure ancora di titoli al portatore in euro o in valuta estera, realizzato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, se tutte queste somme superino i 3.000 euro.

Quindi in base a questa normativa sono diverse le operazioni permesse, anche se dovessero risultare superiori a 3.000 euro, tra le quali i prelievi o i versamenti in contanti effettuati presso gli sportelli bancari o postali. Il principio vale perché non vengono effettuate verso un soggetto terzo ma nei confronti di un intermediario abilitato. Inoltre in questi casi soldi rimangono comunque nella disponibilità del titolare

E ancora, i pagamenti rateali sempre che risultino in base ad un piano di ammortamento che sia stato preventivamente accordato tra le parti e che risulti comunque da un documento scritto (basta comunque la fattura), l’acconto o la caparra.

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Infine anche i prelievi di somme superiori ad euro 3.000 possono essere concessi dall’istituto bancario o postale, nonostante l’impiegato o l’addetto allo sportello possa in ogni caso al momento dell’operazione richiedere spiegazioni sui motivi che abbiano portato al prelievo.

Come spiega nella sua guida, successivamente potrebbe essere inoltrata la comunicazione all’Unione Informazione Finanziaria (UIF). Qualora l’ente abbia il sospetto concreto che il denaro prelevato possa essere impiegato per finalità di riciclaggio potrà comunque trasmettere le informazioni relative alla Procura della Repubblica che deciderà o meno se approfondire l’inchiesta e chiedere eventuali spiegazioni sulla natura dell’operazione.

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