Quanto tempo ha il datore di lavoro per pagare la liquidazione?

TFR e la tempistica per la liquidazione

Quando incorre un rapporto di lavoro tra due soggetti, al lavoratore dipendente sono riconosciuti ampi diritti.

Tra questi c’è da annoverare il Trattamento di Fine Rapporto (abbreviato con TFR).

Il TFR spetta al lavoratore sia che il rapporto lavorativo termini per licenziamento sia che termini per dimissioni.

Questa somma di denaro rappresenta infatti un credito del lavoratore che si accumula durante il corso della collaborazione, e pertanto può essere definito come certo e liquidativo.

Non ha invece il carattere dell’esigibilità, anche se in alcuni casi previsti dalla legge una parte della somma finale può essere anticipata.

In genere comunque il versamento dell’importo si perfeziona al momento della risoluzione del rapporto.

L’obbligo in capo al datore di lavoro

Nel momento in cui dunque si interrompe il rapporto di lavoro, il datore ha l’obbligo di versare al dipendente il TFR accumulato negli gli anni di servizio (a meno che il lavoratore non abbia deciso di versarlo in qualche fondo pensionistico estraneo all’azienda).

La domanda che tutti si pongono è entro quanto il datore è tenuto a rispettare quest’obbligo.

Di norma, i contratti collettivi applicati si occupano della tempistica, fissando un termine, a partire dalla data di cessazione del rapporto, entro il quale il datore di lavoro paghi la somma dovuta al dipendente.

Qualora questo termine nel contratto non ci sia, allora il dipendente può avanzare immediata richiesta del TFR.

La prescrizione del tfr

Detto quanto, il diritto al trattamento di fine rapporto si prescrive in 5 anni dalla data dell’interruzione del rapporto di lavoro.

La qual cosa vuole dire che se il dipendente non avanza richiesta di pagamento in questo lasso di tempo, dopo non avrà più diritto a ricevere quei soldi.

Tuttavia, onde evitare di incorrere in questi termini spesso brevi, basta che il dipendente invii all’azienda una diffida, prima dello scadere del quinto anno. La diffida può essere spedita sia con raccomandata a/r che con PEC.

In merito a quanto appena detto ricordiamo la differenza sostanziale tra lavoratori pubblici e privati.

I primi infatti hanno dei termini di pagamento del TFR che cambiano in base ai motivi per i quali si è verificata la cessazione del rapporto di lavoro.

Le varie tempistiche nel pubblico impiego

Stando alle ultime disposizioni giurisprudenziali in materia, l’erogazione del TFR avviene secondo delle tempistiche precise. Quali cioè

  • Termine pagamento Tfr breve: entro 105 giorni qualora il rapporto di lavoro si interrompa per inabilità o decesso
  • Non prima di 1 anno se il dipendente va in pensione ho ha i requisiti di servizio o per età.
  • Non prima di 24 mesi se il lavoratore si dimette, se viene licenziato o se riceve destituzione dall’impiego.

Pertanto in linea di massima, il Tfr può essere versato anche dopo due anni dalla cessazione del rapporto di lavoro. Il termine dei due anni iniziano a decorrere dalla data di cessazione.

Quanto tempo ha il datore di lavoro per pagare la liquidazione?
Quanto tempo ha il datore di lavoro per pagare la liquidazione?

Come agire in caso di mancato versamento del TFR

Qualora i tempi previsti dalla legge non vengano rispettati, come può muoversi l’ex lavoratore?

Come prima cosa deve inviare al datore di lavoro una lettera di messa in mora.

Al suo interno bisogna chiedere esplicitamente la somma dovuta e sottolineare che il mancato adempimento entro un tot di giorni comporterà una rivalsa per vie legali delle spese sostenute e degli interessi dovuti.

Tuttavia, la messa in mora va inviata solo dopo che un professionista o un consulente del lavoro avrà effettuato i calcoli degli importi dovuti dal datore moroso.

Se anche in questo caso il datore di lavoro non provveda al versamento della somma dovuta, si potrà procedere ad azioni legali vere e proprie magari attraverso un decreto ingiuntivo che citi in giudizio il datore di lavoro.

Sintesi a cura dello Studio Legale

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