Se l’avvocato d’ufficio chiede soldi devo pagarlo ?

Avvocato d’ufficio: bisogna pagarlo?

Molto spesso le persone si domandano se un avvocato d’ufficio debba essere o meno pagato. In vero è luogo comune credere che il pagamento avviene ad opera dello Stato, sentendosi l’assistito dunque in diritto di tirarsi indietro nel riconoscimento della parcella .

Detto quanto sarebbe opportuno creare di dare una spiegazione a riguardo, così da imparare a muoverci bene e nel migliore dei modi in talune circostanze.

Prima però di dare tutte le delucidazioni del caso è giusto inquadrare in linea generale la figura dell’avvocato d’ufficio e la sua successiva nomina.

All’interno del nostro ordinamento, dinanzi ad un reato, gli imputati o gli indagati hanno diritto ad essere assistiti e in quanto tale è d’obbligo presentarsi con un avvocato.

Quando alla persona coinvolta manca il difensore di fiducia, il Pubblico Ministero, in base al contenuto del Decreto di Rinvio a Giudizio, nomina un difensore d’ufficio.

Meglio un avvocato d’ufficio o un avvocato di fiducia?

Prima di effettuare la nomina dell’avvocato indicato dalla Procura della Repubblica, alias avvocato d’ufficio, viene indicata alla parte in causa, la facoltà di poter nominare un difensore di fiducia.

Il che vuol dire affidarsi ad un professionista scelto autonomamente e che va a sopperire alle funzioni di difesa, altrimenti assunte dal difensore d’ufficio.

Questo spiega che scegliere un professionista d’ufficio vuol dire avvalersi del diritto alla difesa in fase di procedimento, diritto di cui, ricordiamo, non può essere privato nessuno.

Può tuttavia capitare che prima della conclusione del processo, per motivi legittimi, il difensore d’ufficio rinunci al mandato. La qual cosa avviene per prassi quando la persona interessata decide di nominare un suo difensore.

Il difensore d’ufficio: chi lo paga

Durante il processo penale, come poc’anzi spiegato, la difesa è d’obbligo per l’imputato.

Qualunque sia la matrice del rapporto intercorrente tra difensore e difeso, dunque, sussiste il dovere in capo all’indagato di provvedere al pagamento del suo difensore.

Che l’avvocato sia dunque di fiducia o scelto dall’autorità Giudiziaria, la situazione è irrilevante. Gli onorari e le spese legali devono essere sostenute dalla persona difesa.

Qualunque sia l’esito del processo, e qualunque sia la modalità di nomina, il difensore ha diritto ad essere pagato per aver prestato la sua attività.

Dimentichiamo dunque l’idea o il luogo comune per il quale le prestazioni legali di un difensore d’ufficio siano gratuite. A ben vedere esistono delle eccezioni a questo assunto.

Le eccezioni: la richiesta del Gratuito Patrocinio in presenza di determinati requisiti

Secondo quando previsto dalla legge, il difensore dunque ha diritto a ricevere una parcella. Se tuttavia l’imputato non versi in condizioni economiche tali da potersi permettere di sostenere le spese legali, lo stesso è ammesso al beneficio del patrocinio a spese dello Stato. Trattasi cioè della figura del Gratuito Patrocinio.

Per avvalersi di questo beneficio a carico dello stato, un soggetto deve essere in possesso di alcuni requisiti economici. Ad esempio per il biennio 2018-2019, come risultato dall’ultima dichiarazione dei redditi, il reddito non deve essere superiore a 11.493,82 euro.

Inoltre, qualora la persona interessata viva con familiari, il reddito di riferimento proverrà dal cumulo dei redditi di tutto il nucleo familiare. Nel giudizio penale il limite di reddito è aumentato di € 1.032,91 per ogni familiare convivente.

In assenza di tali fattori distintivi, e in mancanza di celere ammissione al predetto beneficio, il cliente dovrà farsi carico del pagamento degli onorari legali.

Il preventivo dell’avvocato d’ufficio

In vista di questa legittima regola, sarebbe dunque bene che l’avvocato d’ufficio presenti un preventivo di massima. Se il cliente lo richiede infatti, le recenti norme obbligano il professionista a presentare un preventivo, che comunque non per forza deve essere dettagliato.

Basta infatti il decreto di citazione per permettere all’avvocato di farsi un’idea circa difficoltà del processo e di quanto durerà. Solo dopo la firma del mandato si crea un rapporto difensore-cliente che permette al professionista di avanzare pretese di pagamento.

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