Come dimostrare gli straordinari non pagati

Come dimostrare le differenze retributive 

Come sappiamo, svolgere un lavoro straordinario (nel senso di intrattenersi sul luogo di lavoro oltre il limite orario per richiesta del datore di lavoro, ad esempio a causa di un surplus di attività) dà dritto ad ottenere la retribuzione ulteriore e maggiorata.

Alla stregua, anche svolgere compiti diversi perché superiori a quelli che spetterebbero al lavoratore per contratto richiede che essi vengano pagati come maggiorazione.

Ma può avvenire che non siano inclusi nella busta paga, cioè che il lavoratore si accorga che nella paga il datore di lavoro non ha inserito le differenze retributive.

Può capitare che la busta paga non rispecchi le ore effettivamente lavorate. Ad esempio, che quando il lavoratore firma la busta paga, non siano incluse le maggiorazioni sullo stipendio per il lavoro straordinario o per le mansioni effettivamente svolte dal lavoratore; se ha svolto, nel corso del mese, delle mansioni di rango superiore a quelle che gli spettavano, può far valere le differenze retributive nonostante abbia firmato la busta paga.

Una recente sentenza del Tribunale di Bari, infatti, ha specificato che la busta paga non costituisce “prova legale” dell’effettivo lavoro fatto dal lavoratore; questo significa che quest’ultimo resta libero di provare le differenze retributive e di ottenere la differenza di stipendio che gli spetta. 

Onere della prova

Ovviamente, l’onere della prova grava sul lavoratore, che deve dimostrare ad esempio di aver fatto lo straordinario o di aver effettuato lavori più delicati o mansioni superiori da quelle che gli spettano secondo il contratto. 

Come si fornisce la prova?

La prova delle differenze retributive

Secondo la legge, la prova delle differenze retributive può essere fornita in qualsiasi modo, e soprattutto di grande rilievo è la prova per testimoni. 

Basta ad esempio la testimonianza di un parente che attesti di aver accompagnato il lavoratore ad una certa ora e di esserlo andato a prendere più tardi del solito per dimostrare lo straordinario; ma anche la preziosa testimonianza di un collega, se si riesce ad ottenerla, o quella di un cliente che ha visto il lavoratore svolgere altre mansioni rispetto a quelle che gli spettano nel contratto. 

Insomma, in qualsiasi modo il lavoratore riesca a dimostrare di aver svolto un lavoro superiore o per più ore del contratto, specie se ci riesce per mezzo della testimonianza che rimane la prova più incisiva, può ottenere le differenze retributive ovvero il pagamento in più relativo alle ore surplus lavorate o alle mansioni svolte, se l’azienda non dimostra di aver corrisposto una retribuzione idonea all’orario di lavoro ed alle mansioni coperte dal lavoratore. 

Prescrizione

Per poter esercitare il diritto ad ottenere le differenze retributive c’è un termine di prescrizione di cinque anni. Tuttavia una parte della giurisprudenza ritiene che si prescriva in dieci anni il diritto ad ottenere il surplus (le differenze retributive) e in cinque anni quello a ottenere il trattamento retributivo che corrisponde al lavoro effettivamente fatto. 

Un secondo orientamento giurisprudenziale invece non riconosce questa differenza e ritiene che comunque il termine per agire in giudizio per provare le differenze retributive sia di cinque anni. 

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