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Decreto flussi: Giorgia Meloni oggi decide sulle nuove quote di ingresso

avvocato Angelo Massaro 0 1.1 K

Meloni firma il decreto flussi: 500.000 immigrati attesi entro il 2028

Quote da definire, il nuovo dpcm per il 2026-28 pronto a sbarcare in Consiglio: decisivo il ruolo di Lavoro, Interno, Turismo e Agricoltura

In questi giorni il governo guidato da Giorgia Meloni sta mettendo a punto un importante provvedimento relativo ai flussi migratori per il triennio 2026-2028.

L’obiettivo è quello di regolamentare l’ingresso in Italia di oltre 500.000 lavoratori provenienti da paesi extraeuropei, destinati a coprire posti di lavoro stagionali e a tempo indeterminato. Il decreto, che dovrebbe essere varato già nella prossima seduta del Consiglio dei Ministri prevista per lunedì, rappresenta una risposta concreta a una domanda di manodopera che nel nostro Paese rimane elevata e difficilmente soddisfatta.

Nei giorni scorsi, i ministeri competenti, tra cui quelli del Lavoro, del Turismo e dell’Agricoltura, hanno completato le proposte sulle quote di ingresso, inviandole agli uffici di Palazzo Chigi e del Viminale.

Questa fase è cruciale per consentire l’approvazione tempestiva del decreto, il quale dovrà fissare i numeri precisi per il triennio 2026-2028. Tuttavia, qualora si dovessero verificare ritardi tecnici o di natura amministrativa, è probabile che il varo venga posticipato di qualche giorno, ma comunque in tempo utile prima della pausa estiva.

Fonti governative hanno voluto sottolineare che non si tratta in alcun modo di una “sanatoria” per immigrati irregolari, ma di un intervento calibrato per sostenere settori economici chiave che, negli ultimi anni, hanno sofferto a causa della carenza di personale.

Il fabbisogno di manodopera è infatti particolarmente sentito in comparti come l’agricoltura, il turismo e l’edilizia, dove le richieste di lavoratori stagionali o stabili superano spesso l’offerta disponibile sul mercato nazionale.

La stima ufficiale delle quote da assegnare è ancora in fase di definizione, ma le anticipazioni parlano di un numero superiore a 500.000 unità, includendo sia lavoratori stagionali sia contratti a lungo termine. Questo dato riflette una volontà di affrontare con pragmatismo e lungimiranza la questione dell’immigrazione legata all’occupazione, tenendo conto delle reali necessità delle imprese italiane.

Il confronto interno al governo, tuttavia, è ancora aperto su alcuni aspetti fondamentali. Il Ministero del Lavoro, guidato da Marina Calderone, ha avanzato una proposta basata sui dati effettivi di utilizzo delle quote dello scorso anno, elaborati dall’Inps. Tale approccio mira a calibrare i flussi di ingresso in maniera più aderente alla domanda concreta di lavoratori registrata negli anni precedenti.

Dall’altra parte, però, c’è chi nel partito di maggioranza, come il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, preferisce orientare le quote verso livelli più elevati, tenendo conto delle richieste delle associazioni di categoria e delle difficoltà oggettive riscontrate da molti settori produttivi.

La questione è resa ancora più complessa dalle dinamiche burocratiche e dall’efficienza dei processi amministrativi, che potrebbero aver contribuito a un sotto-utilizzo delle quote in passato. Alcuni rappresentanti di governo ritengono infatti che non sia corretto limitarsi esclusivamente ai numeri dello scorso anno, perché la scarsità di personale potrebbe derivare in parte da rallentamenti procedurali e non solo dalla domanda effettiva.

Parallelamente, proseguono anche le trattative diplomatiche e operative con i Paesi africani coinvolti nel cosiddetto Piano Mattei, un’iniziativa che punta a rafforzare la collaborazione migratoria e lavorativa tra l’Italia e le nazioni del continente. Questo piano prevede misure di supporto e incentivi per facilitare l’ingresso regolare di lavoratori stranieri, valorizzando la cooperazione internazionale e la gestione responsabile dei flussi migratori.

Il decreto flussi si inserisce in un contesto in cui il tema dell’immigrazione resta centrale nel dibattito politico e sociale italiano. Il governo Meloni cerca così di coniugare esigenze di sicurezza, regolarità e sviluppo economico, attraverso strumenti legislativi che diano risposte concrete e sostenibili. Si tratta di un passaggio delicato, che richiede equilibrio tra le diverse istanze e una visione strategica a medio termine.

Il provvedimento triennale che dovrebbe essere approvato lunedì rappresenta un tentativo di adattare le politiche migratorie alle esigenze reali del mercato del lavoro italiano, superando le criticità legate all’attuale sistema e cercando di garantire maggiore efficienza e trasparenza nelle procedure.

Se confermato, il decreto avrà un impatto significativo su diversi settori produttivi, fornendo nuove opportunità occupazionali e contribuendo al rilancio di alcune filiere fondamentali per l’economia nazionale.

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