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Decreto flussi in arrivo per l’estate 2025

avvocato Angelo Massaro 0 726

Flussi 2026–2028: verso una gestione regionale delle quote di ingresso per lavoratori stranieri

Per la prima volta, la programmazione dei flussi migratori sarà calibrata anche sulle esigenze dei singoli territori. Un cambiamento atteso da anni, tra speranze di maggiore efficienza e timori di nuove disparità.

Il mondo del lavoro italiano si prepara a una piccola grande rivoluzione. Dopo anni di gestione centralizzata, il nuovo decreto flussi – attualmente in fase di definizione – potrebbe inaugurare un modello completamente diverso: la suddivisione delle quote di lavoratori extra-UE su base regionale.

Un approccio che, almeno nelle intenzioni, promette maggiore aderenza ai bisogni reali dei territori e una risposta più tempestiva alla domanda di manodopera in settori chiave come agricoltura, edilizia e assistenza familiare.

La bozza del nuovo DPCM, attesa per giugno o luglio 2025, è frutto di un lavoro corale che coinvolge Ministeri, Regioni, parti sociali e associazioni datoriali. L’obiettivo è ambizioso: evitare gli errori del passato, quando alcune aree come la Campania venivano letteralmente sommerse dalle domande, mentre in altre le quote restavano inutilizzate. Stavolta, la parola d’ordine è equilibrio.

Quote su misura per ogni Regione (e per ogni settore)

Se l’impianto sarà confermato, le Regioni potranno ricevere quote di ingresso proporzionate al proprio fabbisogno, calcolato sulla base di indicatori economici e occupazionali. Un cambio di passo notevole rispetto ai decreti precedenti, dove le quote erano distribuite a livello nazionale e spesso non tenevano conto delle differenze strutturali tra Nord e Sud, tra aree urbane e rurali, tra turismo stagionale e industria manifatturiera.

Lo schema sarà triennale (2026-2028), e ogni anno prevederà click day preceduti da una finestra di precompilazione delle domande. Potrebbe inoltre essere esteso il periodo di precompilazione, rispondendo così alle richieste delle imprese che segnalano difficoltà nell’adeguarsi alle nuove verifiche previste dal DL 145/2024.

Agricoltura, edilizia e assistenza: i settori che più chiedono

I numeri emersi dalle riunioni preparatorie dicono molto su dove e perché il lavoro straniero è così richiesto. Il comparto agricolo resta il motore principale: 330mila ingressi stimati nel triennio, con 100mila lavoratori stagionali e 10mila non stagionali ogni anno. Il bisogno di manodopera è costante e vitale, soprattutto nelle grandi campagne del Mezzogiorno.

Anche l’assistenza familiare registra un fabbisogno elevato, con oltre 57mila richieste previste, pari a circa 19mila lavoratori l’anno. Una cifra che racconta l’altra faccia dell’Italia che invecchia, dove la cura degli anziani ricade sempre più spesso su lavoratori e lavoratrici migranti.

Più contenuto, ma non trascurabile, è il bisogno dell’edilizia, che punta su 18mila nuovi ingressi e sulla creazione di percorsi di formazione nei Paesi d’origine, soprattutto grazie al lavoro di ANCE. In calo, invece, il comparto turistico, che ha ridotto la richiesta a 33.300 unità, segnalando difficoltà burocratiche e operative.

Il peso dei click day (e dei loro problemi)

La gestione delle domande tramite click day, pur essendo ormai una prassi consolidata, continua a generare problemi. Nei mesi scorsi si sono registrate situazioni paradossali: in alcuni settori le richieste hanno superato di gran lunga le disponibilità; in altri, i posti sono rimasti vacanti.

Questa disomogeneità è uno dei motivi per cui si è deciso di raffinare il sistema, introducendo un monitoraggio più puntuale e adattando le quote non solo per comparto ma anche per territorio.

In parallelo, il Ministero del Lavoro ha confermato una novità importante: per alcune tipologie di permesso, come le conversioni da stagionale a non stagionale, non sarà più necessario attendere l’approvazione definitiva per iniziare a lavorare. Un segnale di maggiore flessibilità e pragmatismo.

Esclusi e percorsi alternativi: cosa resta fuori dal decreto

Non tutte le forme di ingresso passano attraverso il decreto flussi. Restano escluse, per esempio, le quote previste dal Decreto Cutro (DL 20/2023), che disciplina i percorsi di formazione e lavoro nei Paesi d’origine. Progetti come quelli avviati da Fincantieri o Asstel vanno avanti su binari separati, al di fuori del meccanismo delle quote e dei click day.

Anche su questo fronte, però, l’orientamento è quello di favorire la regolarità e la pianificazione. L’idea di fondo è che l’immigrazione programmata e gestita, anziché subita, possa essere non solo sostenibile, ma anche vantaggiosa per tutti.

Verso una gestione più intelligente (e più vicina ai territori)

Il nuovo decreto flussi rappresenta un passaggio chiave per il sistema italiano dell’immigrazione per lavoro. Dopo anni di gestione “a taglia unica”, si punta su una modulazione più intelligente, capace di leggere le esigenze delle imprese, il dinamismo dei territori e l’evoluzione del mercato del lavoro.

La sfida ora sarà trasformare il principio in pratica, affinché il cambiamento non resti solo sulla carta. Le Regioni avranno un ruolo strategico: la loro capacità di pianificare, coordinare e rendere accessibili le procedure sarà determinante per il successo del nuovo modello.

Sarà un banco di prova non solo per la pubblica amministrazione, ma anche per la tenuta del patto tra Stato, territorio e cittadini – italiani e stranieri – che ogni giorno contribuiscono, con il proprio lavoro, alla costruzione di un’Italia più inclusiva e funzionaleizi del Ministero dell’Interno per aggiornamenti e istruzioni dettagliate sulla procedura di candidatura.

Conclusioni

Il Governo italiano è al lavoro per definire il prossimo decreto flussi triennale, che regolerà gli ingressi dei lavoratori extracomunitari in Italia nel periodo 2026-2028. A differenza delle precedenti edizioni, questa volta il fabbisogno di manodopera è stato rilevato direttamente dalle categorie produttive, coinvolte a livello regionale.

L’obiettivo è costruire una pianificazione più aderente alle effettive esigenze dei territori, evitando squilibri e ottimizzando l’inserimento dei lavoratori stranieri nei settori che ne hanno realmente bisogno.

Oltre alle richieste raccolte nel 2024, il Governo terrà conto anche delle domande presentate nel 2025, così da costruire un quadro più completo e aggiornato dei settori con maggiore necessità di personale.

La distribuzione dei flussi non seguirà solo una logica contrattuale – che già distingue tra contratti stagionali, non stagionali e lavoratori domestici – ma si arricchirà di un criterio territoriale, proprio per prevenire fenomeni distorsivi.

In passato, infatti, si sono verificate situazioni anomale, come un numero sproporzionato di richieste provenienti da alcune regioni, in particolare dalla Campania. Una pianificazione più mirata dovrebbe contribuire a evitare abusi e frodi, rendendo più trasparente ed efficace l’intero meccanismo di assegnazione dei nulla osta.

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